Miele di fichi, Italia Meridionale

  admin   Set 26, 2015   Italia Meridionale, liquori e sciroppi, Ricette   0 Comment

Il miele di fichi è un antico sciroppo che veniva utilizzato dai romani per dolcificare e poteva essere conservato. Si otteneva facendo cuocere a lungo i fichi freschi sino a ridurli come miele.
Il procedimento odierno non è sostanzialmente cambiato:
Tagliare a pezzi i fichi ben maturi, metterli sul fuoco in una casseruola coperti d’acqua e, portati all’ebollizione, cuocerli fino a che non siano ridotti in poltiglia. Versare il composto, ancora bollente, in un telo a trama fitta che andrà chiuso e strizzato con forza in modo da far uscire tutto il liquido possibile.
Mettere il liquido ottenuto (che viene chiamato vino) in una pentola di rame, oggi di solito sostituito dall’acciaio inossidabile, e lasciar cuocere lentamente, per almeno 2 o 3 ore, rimescolando spesso con un cucchiaio di legno. Il vino cotto sarà pronto quando sarà denso come miele e presenterà una schiuma dorata sulla superficie. Imbottigliarlo quando è ancora caldo, chiudendo le bottiglie ermeticamente quando il composto si sarà raffreddato.
Si conserva per lungo tempo, anche per un paio di anni.
Viene utilizzato tipicamente in abbinamento ai dolci tradizionali, ad esempio per condire, sostituendolo al miele, le tipiche cartellate pugliesi.

È rinomato lo sciroppo di fichi della Valle del Crati, in Calabria, usato tradizionalmente per preparare i mostaccioli e una granita fatta con la neve fresca, la scirubetta. Più recente è l’abitudine di servirlo con la ricotta fresca o di accompagnamento ai formaggi.

Oggi questo sciroppo, nato dalla necessità di utilizzare i frutti avanzati, viene preparato sempre meno per la mancanza di fichi locali e l’elaborato procedimento, e rischia di scomparire.

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