Il Mediterraneo di Giuseppe Lupo, scrittore

  admin   Giu 17, 2016   Le Letture   0 Comment

 

Lupo Giuseppe, scrittore, mano, occhiali © 2010 Giliola CHISTE“Mi piacerebbe che il Mare Nostrum fosse un luogo di dialogo pentecostale, dove tutti si intendono pur parlando lingue diverse”.

“Il mare come ponte, nell’accezione latina del termine. Ma mi addolora vedere uomini che affogano in quel mare, traditi dalla speranza di un futuro”

“Il piatto in cui ritrovo le mie radici è il ‘verretto’, una pietanza che si mangia solo a Pasqua e che unisce il dolce e il salato, come nella tradizione mediorientale; tra gli ingredienti immagino la presenza delle tre religioni di Gerusalemme”.

Incontro il creatore di “L’albero di stanze”, “Atlante immaginario. Nomi e luoghi di una geografia fantasma” e di numerosi romanzi di successo tra cui ‘”La carovana Zanardelli”, “L’ultima sposa di Palmira”; “Viaggiatori di nuvole”, tutti editi da Marsilio. Narratore, saggista, critico letterario, docente universitario di letteratura moderna all’Università Cattolica di Milano

Giuseppe Lupo, in viaggio nella sua terra di origine, la Basilicata, ha raccontato a spaziomediterraneo il suo rapporto con i luoghi, i ricordi i sapori di queste terre e di questo mare.

Cominciamo dall’Atlante Immaginario, dove – tra i diversi piani – si intrecciano i temi del viaggio, dei luoghi di formazione. Da quale idea sei partito?

Dall’idea che la Storia è una categoria interpretativa ormai non più in grado di appagarmi, anzi in grado solo di generare delusione. Sono deluso dalla Storia e dalla ripetitività dei suoi errori, per cui mi appoggio alla geografia, alla sua capacità di dilatare lo sguardo in orizzontale. Dilatando lo sguardo, capita di osservare luoghi esistenti e di desiderarne altri, magari invisibili o inesistenti, che potrebbero costituire il mondo di domani.

Ti invito ora a guardare al Mediterraneo: cosa e’ per te il Mare Nostrum? Nei tuoi ricordi? Nei tuoi studi e letture?

Se guardo al passato, mi verrebbe da dire che si tratta di una categoria scolastica da me lontana. Poi il tempo, soprattutto la lontananza dai luoghi in cui sono nato (oramai più che trentennale), lo stesso vivere in una geografia che è più vicina all’Europa del Nord, con tutto ciò che implica in termini economici e di vita frettolosa, hanno favorito uno sguardo su un mondo più lento, più conviviale. Mi dispiace che oggi il Mediterraneo sia il luogo dei conflitti e delle incomprensioni. Sarebbe potuto essere/potrebbe essere il luogo di un dialogo fra popoli, un dialogo pentecostale, dove cioè tutti si intendono pur parlando lingue diverse.

Esiste a tuo giudizio una identità mediterranea, terra e mare accomunate e contaminate da secoli di scontri e scambi tra culture diverse?

Abbiamo ricevuto un’idea conflittuale di Mediterraneo. La Storia ultramillenaria ce l’ha consegnata e noi ci siamo abituati all’idea che sarà così. Come è avvenuto per l’Europa, dove da settant’anni non ci sono conflitti, dovremmo ipotizzare che anche il grande bacino d’acqua, anziché essere un muro che divide i mondi, può diventare un ponte. Ponte è il nome che i Latini davano al mare e ponte potrebbe essere un’idea di Storia che va oltre Lepanto, oltre la sequenza dei conflitti. Ognuno rimane se stesso, ma si arricchisce parlando con gli altri popoli.

Giuseppe Lupo si sente mediterraneo?

Un po’ sì e un po’ no. Vivo bene nella pianura padana: un luogo dove le strade sono dritte e i ragionamenti lineari, troppo lineari da sembrare, a volte, perfino banali. Ogni tanto, da quel mio osservatorio, getto un occhio verso Sud, resto deluso di quanto sento e vedo: uomini che affogano in mare, traditi dalla speranza di un futuro.

Un elemento forte di incontro, scambio e contaminazione dello spazio Mediterraneo e’ il cibo: hai un ricordo di un piatto? un piatto preferito? o quello della tradizione della tua famiglia, della tua comunità di origine?

Il piatto di Pasqua. Noi lo chiamiamo “verretto” e lo mangiamo solo quel giorno. Uno sformato i cui ingredienti sono: sugo rosso, cannella, zucchero, sale, prezzemolo, uova, tocchetti di agnello e di formaggio. In questo cibo, di cui non conosco l’origine, mi piace scorgere l’incontro tra il dolce e il salato, un po’ come è nella tradizione mediorientale. Mi piace indovinare la presenza delle tre religioni che compongono Gerusalemme: ebraismo, musulmanesimo, cristianesimo.

E per finire (ma qui viene il difficile), potresti tratteggiare per sommi capi un Atlante dei sapori importanti per te? C’e’ una corrispondenza tra sapori e tappe della vita?

Quando ero ragazzo amavo il dolce, aveva bisogno di zuccheri per produrre energia e bruciarla con la vita da adolescente. Con i capelli bianchi è insorto in me la propensione contraria, cioè il salato. Anche se non amo la cucina di forti contrasti, mi accontento di cereali, frutta e verdura. I cibi del Mediterraneo.

 

Intervista di Nicola Cerbino

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