Diario di viaggio – Rabat, Marocco

  admin   Mar 12, 2017   Le Voci   0 Comment

Dove trovare la vera natura di un posto e l’umanità di un popolo? La risposta probabilmente è nei mercati e nella cucina che permettono di rintracciare i legami autentici con il territorio e con la sua storia. Per questo mi piace girovagare per le strade delle città dove gli odori ed i rumori sono più intensi e caratteristici mentre la gente è affaccendata nella vita di ogni giorno.

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La mia indole di uomo cresciuto al centro del Mediterraneo, uno dei privilegi accordati ai Siciliani, mi porta a respirare aria di casa quando mi trovo nei Paesi che circondano questo specchio di mare che ha saputo unire in modo “misurato” tante civiltà. Misurato, perché stare troppo vicini a volte non va neanche bene, come insegnano le storia di litigiosità tra condomini diversi per stili di vita. La distanza mediterranea, invece, è stata quella giusta per consentire tra genti diverse, nonostante i contrasti, continui scambi di idee e di merci, come la filosofia e gli agrumi.

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Attraversare il bazar di Rabat, in una chiara e fresca giornata di ottobre, mi riporta così alle botteghe del centro di Trapani, dove l’odore del caffè appena tostato o delle caramelle tagliate e arrotolate in una strana carta ha accompagnato la mia adolescenza.

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Mi colpisce la varietà di olive, distinte per condimento e colore.

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Che il tempo in questi luoghi trascorra ancora lento e indolente, lo testimonia la dormitina che si concede il negoziante, tranquillo che nulla della sua merce potrà essere toccato, evidente simbolo di una fiducia nel prossimo che noi ormai neanche ci sogniamo.

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Naturalmente non tutto è conservato nel rispetto delle norme igieniche e sui torroni con le mandorle, perfettamente identici a quelli delle giostre del periodo di carnevale a Trapani, fanno festa le mosche.

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Ma tutti mi sembrano in gran forma e molto sereni: non saremo forse noi esagerati ed ossessionati dalla mania dell’igiene? Mi vengono in mente, per contrasto, i negozi di frutta e verdura di Bruxelles, dove la merce esposta in un ordine perfetto ha un aspetto asettico e sterile.

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Superato il bazar, ricoperto da teli per difendere gli ospiti dal sole quando è più cocente, arrivo nella Casbah con i suoi giardini alla maniera andalusa ed una spettacolare vista dell’Oceano.

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Il borghetto è preso d’assalto da numerosi gruppi di turisti, in gran parte del Nord Europa, che apprezzano i colori e la tranquillità dei vicoletti dipinti di bianco e d’azzurro con sgargianti dettagli che risaltano in maniera molto evidente e le porte incastonate dentro magnifici architravi di foggia tipicamente araba, con veri intarsi di ferro di rinforzo.

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Girando per la Casbah, scopro una piazzetta che si affaccia sul mare dove posso godermi, sotto una fresca tettoia, un ottimo tè alla menta con deliziosi pasticcini.

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Per cena un amico del posto mi porta in un ristorante tipico, nascosto nel dedalo di viuzze del Bazar. Sulla strada principale ci attende un inserviente con caftano e babbucce che ci fa strada con una lampada e ci conduce ad una antica casa del 18º secolo, con un cortile interno ed un terrazzo dal quale si gode una fantastica vista sui tetti della Casbah e sulla costa.

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I tavoli sono apparecchiati al pianterreno nelle stanze che molto probabilmente ospitavano i magazzini, riservando il piano superiore alla zona padronale. Molto curato l’allestimento, con sfarzosi drappi e cuscini e tavoli bassi e larghi.

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La cena si apre con una crema di fagioli, carote con cardamomo, peperoni e altre verdure accompagnate da focacce ed un ottimo vino rosso prodotto in Marocco, retaggio della passata presenza francese. A seguire arriva in tavola una sontuosa campana d’argento che, con grande colpo di teatro, viene alzata per scoprire uno stracotto di agnello tenerissimo servito con zucchine.

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Il secondo piatto è poi un cuscus di agnello e verdure al quale possiamo aggiungere uvetta e canditi.

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Abituato al cuscus trapanese con pesce (meglio se pescato nelle Saline di Trapani) arricchito in famiglia da fritture di gamberi e calamari, broccoletti in pastella o ancora melanzane, resto sorpreso dalla delicatezza del sapore.
La cena si chiude con i pasticcini tipici e dolci sfoglie croccantissime ricoperte da glassa bianca: ė il colpo di grazia!

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Bella serata, con ottimo cibo e un servizio impeccabile, attento a soddisfare ogni nostra esigenza. Hanno reso magica l’atmosfera le note di un chitarrista che ha creato un piacevole sottofondo di musica araba.

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Una guida ci accompagna fuori dal Bazar e, prima di rientrare in albergo, ci concediamo una lunga passeggiata che ci consente di godere della luna e della brezza del mare. Nella zona del Mausoleo delle tombe reali, svetta la Torre di Hassan illuminata e circondata da grandi cartelli che illustrano alcune prossime realizzazioni di opere pubbliche, come teatri e centri congressi di moderna concezione. Lungo la strada corre un tram recentissimo e pulito. Mi trovo a riflettere come questa immagine sembri proprio lo specchio coerente e fedele di un paese, che saldamente ancorato alle proprie tradizioni, intende guardare avanti, come dimostra il forte attivismo del Governo che sta investendo moltissimo nelle fonti rinnovabili e che ospita eventi e forum internazionali per il contrasto al cambiamento climatico. Il collega marocchino mi dice: “il mio paese ha perso la rivoluzione industriale, ha mancato la rivoluzione digitale, non possiamo e non vogliamo mancare il processo di decarbonizzazione dell’economia e della produzione di energia in maniera sostenibile.”

Nicolò Di Gaetano

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