Al Mediterraneo, passione e destino scelto, Ilaria Guidantoni dedica Lettera a un mare chiuso per una società aperta.

  admin   Mag 24, 2016   Le Letture   0 Comment

 

L’innamoramento che inizia ancor prima di averne consapevolezza, la passione che divampa e diventa relazione dialettica e in continua evoluzione, e non si esaurisce, tutt’altro, diventa vocazione, destino scelto, impegno etico ed intellettuale: è questo il rapporto di Ilaria Guidantoni, giornalista e scrittrice, con il Mediterraneo. Gli dedica anche il suo ultimo lavoro, Lettera a un mare chiuso per una società aperta, Albeggi Edizioni. Una lettera che non è un messaggio nella bottiglia affidato al mare, è una lettera che vuole risposte, che apre un dialogo a più voci, una corrispondenza mediterranea.

 

“Si scrive una lettera non solo per dire qualcosa ma soprattutto per dirlo a qualcuno“. Partendo dalla frase iniziale del libro, nell’incontro con l’autrice, viene immediato chiedere chi sia il destinatario di questa Lettera.

Questo lavoro, che nasce raccogliendo le mie esperienze personali e riflessioni intellettuali, è una lettera aperta alle genti del Mediterraneo per cercare una riflessione partecipata su cosa è stato ed oggi è, sul perché ė tornato ad essere al centro della scena internazionale. Il libro vuole essere un trampolino di lancio per un dibattito aperto sul tema della mediterraneità ed in quest’ottica è stato promosso da Albeggi Edizioni all’apertura del Salone del Libro di Torino, il 12 maggio scorso, come la prima tappa di un viaggio che girerà l’Italia e che si configurerà come un forum di riflessione e di dialogo sul tema del Mediterraneo.

 

Dalla narrativa al saggio, passando per il romanzo verità, testimonianza della rivoluzione dei gelsomini tunisina, la promozione della consapevolezza dell’appartenenza comune di genti diverse di sponde diverse, sembra quasi essere un impegno deontologico: il Mediterraneo, oltre che una passione,  è una mission intellettuale?

Il Mediterraneo è diventato davvero la mia vocazione, intellettuale, sociale e direi anche etica. Bisogna promuovere l’idea del dialogo e del rispetto reciproco non inteso come fredda virtù illuministica che guarda la differenza e la tollera, la sopporta, le riconosce diritto ad esistere ma fondato sull’esercizio dello stesso: in questo senso io credo che il Mediterraneo possa essere un laboratorio per la coscienza.

 

Nel mare chiuso e perciò stesso creatore di una società aperta, si determina un’identità mediterranea che è identità plurale. Le diverse Voci degli intellettuali che nel libro rispondono alla Lettera, esprimendo la stessa consapevolezza, hanno valore rafforzativo di questa  fede mediterranea?

Certamente ed hanno anche una funzione metodologica perché si vuole promuovere l’incontro con l’altro come la centralità della vita che nasce da una contaminazione, da un incontro di diversità. Dal non contatto, dal non contagio deriva solo sterilità. E se la vita è dialogo e contaminazione e contagio scrivo una lettera aperta non per affermare una tesi ma per chiedere risposta e riscontro  con cui confrontarmi. Ecco perché nello stesso libro, e non in due momenti diversi, le Voci sono parte integrante della mia voce e sono coloro, scrittori e poeti, che rappresentano idealmente la circumnavigazione del Mediterraneo, mare chiuso, dall’interno.

La Lettera con le sue Voci è un tributo al Mediterraneo che è madre e padre insieme, ci ha partorito e ci dato il nome.

 

Una grande incubatrice o un grande incubatore…

Il Mediterraneo è maschio e femmina. Se il mare in francese è la mer con l’assonanza all’essere madre, al liquido amniotico che avvolge e protegge, in arabo è maschio, è suono gutturale, duro, che sa di salsedine, è fecondatore, è il conquistatore che irrompe sulla terra e dal quale arrivano  gli invasori. Per il mondo arabo il Mediterraneo è il mare bianco di mezzo; bianco come la spuma del mare dalla quale nasce Venere e che identifica il mare come madre per il mondo greco.

 

Proviamo allora a tracciare le linee di definizione del Mediterraneo…

Il Mediterraneo, la culla della civiltà classica dove nasce il concetto di democrazia e l’economia di mercato, dove nascono le tre religioni del Libro, concatenate storicamente ed idealmente tra di loro, già nella sua etimologia si presenta come il mare in mezzo alle terre. Non un mare barriera come l’oceano che è distesa infinita ma un mare chiuso che invoca sempre l’altra parte in una logica di dialogo e che presuppone una società aperta, caratterizzata dalla contaminazione. Come dice una delle Voci in risposta alla Lettera, lo scrittore egiziano Ezzat al Kamhawi, sempre quando ci si siede su una sponda del Mediterraneo non si può non pensare a chi si trova sull’altra sponda. In questo mare molto articolato e molto abitato, i porti, che siano porti delle città o città porti, sono anche delle porte e non è un caso che la radice comune delle due parole sia uguale in tutte le lingue del Mediterraneo. E il porto di mare è per definizione un chiasmo di incontri.

La peculiarità del Mediterraneo è quella di essere, prima che una regione geografica, una regione dell’anima, una forma mentis. Il Mediterraneo è regione di accoglienza.

 

Nonostante una storia secolare travagliata…

Spesso mi sono chiesta se c’è mai stato un momento davvero felice nel Mediterraneo che possa costituire un modello di convivenza al quale ispirarsi. Esiste certamente a mio parere la possibilità di una convivenza armonica tra popoli perché è la ragione stessa della vita che nasce dall’unione del diverso, ed esiste un modello: il suo nome è Cordova, capitale degli Omayyadi nel X secolo, simbolo o meglio intreccio di simboli che seppero nutrirsi l’uno dell’altro, berberi, arabi, cristiani ed ebrei. Lo racconta la stessa moschea della città che al suo interno contiene una cattedrale.

Nelle relazioni umane la differenza che rende unici va valorizzata come una ricchezza ma nello stesso tempo occorre partire dai punti comuni per costruire un rapporto, una coabitazione costruttiva che non sia un semplice stare uno accanto all’altro, ma crei un modello di democrazia.

 

Il ritorno a Tunisi, amata casa d’elezione, dopo la stagione terribile degli attentati, che sensazioni ha suscitato?

La soddisfazione del ritorno a casa. Quando sono avvenuti quei fatti terribili che hanno insanguinato Tunisi e la Tunisia, accanto alla preoccupazione per le genti locali, ho avvertito il terrore di trovarmi improvvisamente in esilio, lontano da casa mia. A Tunisi poi, anche se può sembrare strano, la minaccia del terrorismo e la paura si percepiscono come più lontani rispetto a quando dall’Italia guardiamo quelle terre.

 

A quale immagine di sintesi è possibile oggi affidare la prospettiva mediterranea?

Allo sguardo di chi da una costa guarda all’altra come se fosse la sponda dello stesso lago.

E attraverso il mare punta ad incrociare un altro sguardo, riconoscendolo diverso eppure eguale.

 

 

Intervista di Serenella Gagliardi

 

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